Esiste un legame tra musica e prestazione sportiva?

Ti è mai capitato di essere all’ennesima ripetizione, stai per mollare tutto fin quando alle cuffie arriva un brano adrenalinico che non solo ti fa finire la serie ma ti fa anche sentire più forte? Ecco ti spieghiamo come funziona questo fenomeno.

 
La forza della musica giusta nell’esprimere il meglio di noi nell’ambito sportivo è stato oggetto di molti studi scientifici. In questo articolo abbiamo raccolto i modi in cui la musica può essere utilizzata come stimolatore della prestazione fisica e come diversi tipi di musica sono preferibili ad altri in base al tipo di sport che si pratica.

  1. SOTTOFONDO: MUSICA ASINCRONA


    In questo uso della musica, entra in gioco il tempo che da lento diventa veloce che può provocare un innalzamento della motivazione, specialmente nel momento in cui si raggiunge il plateau o verso la fine di un esercizio.Uno studio effettuato su atleti che correvano i 500 mt erano stati sottoposti all’ascolto di musica a tempo lento, medio e veloce. Nel registrare le performance ci si accorse che i tempi migliori corrispondevano al tempo veloce della musica.

  2. METRONOMO: MUSICA RITMICA


    Un esempio della sincronizzazione temporale potrebbe essere tra il tempo della musica e i movimenti dell’atleta. Anche lasciando da parte quegli sport che per definizione devono seguire strettamente un ritmo musicale come ginnastica ritmica, nuoto sincronizzato e riferendoci anche a quegli sport come ciclismo, corsa e la marcia, quei pochi studi che hanno investigato sui potenziali effetti della musica sincronica hanno dimostrato come questa abbia avuto effetti ergogenici (miglioramento della performance fisica) significativi sui soggetti non estremamente allenati ed effetti benefici sugli atleti. Un esempio lampante di questo tipo di uso della musica per ottenere certi effetti sulle nostre performance sportive, ce lo da il celebre corridore Haile Geberlassie che nel 1998 ha superato il record mondiale dei 2000 mt sincronizzando il suo passo con la canzone ritmica “Scatman” che era diffusa in quel momento dagli altoparlanti dell’arena.
  3. REGOLATORE DELL’UMORE PRE-PERFORMANCE

     

    In questo caso la musica verrebbe utilizzata come eccitante o come sedativo in un momento che precede la performance. In uno dei diversi studi fatti per sostenere questa tesi, è stato rilevato che la musica veloce e ad alto volume produce stati emotivi piacevoli, maggiore eccitazione e tempi brevi di reattività rispetto alla stessa musica suonata a volume più basso. Per un atleta dunque la musica ritmica ascoltata a volume alto può significare una migliore performance nel momento in cui è richiesto un alto livello di eccitazione in combinazione con tempi brevi di reazione. (in questo caso si tratta di sport reattivi come tennis, basket, ma anche circuiti hiit)

  4. MUSICA RIABILITATIVA:


    Non esistono dei veri e propri studi che attestino l’incidenza della musica in un percorso riabilitativo post trauma o post infortunio; è stato dimostrato quanto questa sia d’aiuto in questo senso riferendoci a diversi domini della vita umana.
    Nel contesto sportivo l’obiettivo dell’uso della musica è quello di stabilizzare il battito cardiaco e favorire un umore positivo attraverso brani lenti, di durata maggiore rispetto ai brani tipici, che includano suoni della natura o comunque che siano caratterizzati da una pulsazione regolare. Seguendo studi clinici che affermano che il rilassamento è una componente essenziale della riabilitazione e del trattamento del dolore.

La musica è dunque profondamente legata alla nostra attitudine nello sport in cui ci cimentiamo, se da una parte ci motiva ad arrivare fino all’ultimo sfinente esercizio, dall’altra può aiutarci a ritrovare la pace interiore e a curarci nei momenti di sconforto. Ricapitolando i benefici della musica possono essere così riassunti:

  • MAGGIORE RESISTENZA
  • MAGGIORE ENERGIA
  • MINORE PERCEZIONE DELLA FATICA

 

  • QUANDO NON È INDICATA

Ma ci sono dei casi in cui invece è preferibile non avere questo tipo di “interferenza”. Quali?
Sicuramente nei primi approcci a determinati esercizi in cui è fondamentale interiorizzare la corretta esecuzione prima di farla diventare autonoma, quindi meglio evitare di frapporre altro tra te e la voce del tuo coach e tra te e gli attrezzi.
 
Pronti ad allenarvi al giusto ritmo di musica? 😉
 

FONTE: The role of music in sport and exercise, Peter C. Terry – University of Queensland, Australia e Costas I.Karageorghis – Brunel university, Uk